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Sestola invasa dai lupi!

lupi di la thuile sestola

Ebbene sì, Sestola si sta preparando ad essere letteralmente invasa dai lupi!

Non stiamo parlando però questa volta del fenomeno che da qualche anno interessa il nostro Appennino e che vede il ritorno dei lupi nei boschi, ma del XXI ritrovo degli Alpini della Caserma Monte Bianco di La Thuile, chiamati appunto i Lupi e simboleggiati da quell’animale che tanto affascina.

 

Da Venerdì 6 a Domenica 8 Ottobre si terrà nel nostro paese il ritrovo annuale aperto a tutti coloro che hanno fatto la naia nella caserma Monte Bianco in Val d’Aosta.

 

La storia dei Lupi di La Thuile è molto interessante e non è quella del solito gruppo di chi è andato a fare l’alpino in una caserma sperduta fra i monti.

caserma monte bianco lupi alpini
Foto di Aldo Neirotti

Per entrare a farvi parte bisognava infatti essere sciatori o scalatori esperti.

Proprio per queste qualità, i Lupi erano chiamati a intervenire in caso di bisogno, per prevenire valanghe, per ricostruzioni ed emergenze da altre calamità o per e altre cause civili.

Tanto duro lavoro che veniva poi ricompensato da serate in compagnia e tante attività di gruppo che hanno reso possibile l’affiatamento di un gruppo che ancora oggi non perde l’occasione di ritrovarsi e ricordare quei tempi.

Il ritrovo dei Lupi nel 2014
Il ritrovo dei Lupi nel 2014

 

E scorrendo tra i nomi di chi è diventato alpino a La Thuile ci si imbatte in molti nomi famosi.

Oreste Peccedi ad esempio, allenatore della mitica “valanga azzurra” che annoverava tra i suoi campioni Piero Gros e Gustav Thoeni e che tanto vinse negli anni ‘70 nel mondo dello sci.

Franco Perlotto, alpinista e scalatore che, dopo le oltre duemila scalate (di cui molte in solitaria) è oggi giornalista e scrittore e, per non perdere il vizio, gestore del rifugio Boccalatte sotto le Grande Jorasses.

Poi Zappa, Thaufer, Lanfranconi, Zucchi persone che hanno scritto la storia dell’alpinismo italiano.

Per chi ha avuto modo di conoscere i Lupi di La Thuile appare chiaro come nei loro occhi si possa sempre leggere la passione per le montagne, che siano Alpi od Appennini non importa ma rimane sempre la voglia di andarci e di tornarci.

 

 

Lupi nel 1978
Lupi nel 1978

 

 

L’incontro tra i Lupi e gli alpini di Sestola

Molto interessante sarà perciò anche la condivisione e lo scambio di esperienze differenti tra i Lupi di La Thuile e il gruppo degli Alpini di Sestola con cui è in programma un incontro nel fine settimana.

Sarà l’occasione per raccontare le avventure non solo di sestolesi in giro per le montagne italiane ma anche dei portatori del Cimone, della nascita della base areonautica che ancora oggi ricopre un ruolo fondamentale per la meteorologia e non solo e per tante altre storie.

Gli Alpini poi saranno naturalmente portati alla scoperta delle tradizioni e della storia del nostro territorio e paese, a partire dal Castello di Sestola, con una visita guidata nei musei a cura dell’associazione culturale E’Scamadul.locandina lupi data giusta rid

 

E se quindi alla base del raduno ci sarà lo scambio di conoscenza e di cultura con il paese ospitante, non può mancare in questo la gastronomia.

La cucina dell’Hotel Tirolo è già al lavoro per gli affamati Lupi e per guidarli alla scoperta della cucina emiliana!

 

Se dunque sarete a Sestola per il fine settimana, in occasione anche della Festa del Cioccolato che si tiene per le vie del paese, non abbiate paura di incontrare dei Lupi, sicuramente avranno storie interessanti da raccontarvi!

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Lo Scoccetto: il gioco di Pasqua della tradizione

 

scoccetto fanano pasqua

 

Pasqua è una festa religiosa molto importante anche per i numerosi riti, tradizioni e ricette che porta con sé e che sembrano arrivare da un tempo lontano, senza darci la possibilità il più delle volte di individuare la precisa data in cui hanno avuto inizio.

 

Tra questi sicuramente troviamo anche lo Scoccetto, appuntamento immancabile nel nostro Appennino.

L’uovo, emblema per eccellenza della vita e della rinascita, temi centrali della ricorrenza religiosa che si festeggia, non può che essere protagonista, nonchè elemento immancabile, nel gioco dello Scoccetto.

Lo Scoccetto, conosciuto anche come scoccino, coccino o coccetto, è dunque un gioco che viene praticato il Lunedi di Pasqua in piazza, sfidando compaesani, o in casa tra amici e parenti, normalmente prima del pranzo.

scoccetto2

 

Come partecipare

Fondamentale per partecipare è prepararsi una scorta di uova sode, le quali vengono il più delle volte precedentemente colorate e decorate (più avanti vi spieghiamo alcuni possibili modi per farlo).

Nonostante le uova debbano essere sempre di gallina, gli esperti dello Scoccetto (o forse sarebbe meglio chiamarli i più disonesti) tentano di utilizzare anche le uova di faraona, che hanno un guscio più resistente delle comuni uova.

 

Spesso durante uno scontro di gioco capita infatti di assistere a controlli sull’uovo per capire quale sia la sua origine.

scoccetto a fanano

Addirittura si dice che più volte qualcuno abbia cercato di partecipare con uova di legno (quelle usate dalle sarte per rammendare) o con uova naturali ma svuotate e riempite di cera. Come sempre in questi casi le leggende e le storie si rincorrono le une con le altre.

Nel paese si narra anche che ci fosse chi, nel mese che precede Pasqua, desse da mangiare dei piccoli sassi alle galline per rendere il guscio più resistente!

 

Le regole del gioco

Lo Scoccetto è un gioco semplice e ancora più facile è decretarne il vincitore: vince infatti chi riesce a rompere il guscio dell’uovo avversario con il proprio uovo.

È importante sapere che le uova si dividono in 3 parti: punta, sedere (più facile sentirlo chiamare culo il giorno dello Scoccetto) e pancia. scoccetto pasqua fanano

Perché due uova si possano affrontare è necessario che siano nelle stesse condizioni, che siano quindi o tutte intere o che abbiano entrambe la punta o il sedere rotto (la pancia viene utilizzata solo quando le altre parti dell’uovo sono inutilizzabili).

 

Ogni incontro di Scoccetto vede scontrarsi due uova, preceduto dal pari o dispari in base al quale si sceglierà chi andrà a picchiare con il proprio uovo e chi invece terrà l’uovo fermo.

Il divertimento del gioco consiste anche nel vedere tutti i tentativi possibili, da parte di chi tiene fermo l’uovo in mano, di rendere accessibile la più piccola superficie di guscio a chi picchia, che a sua volta cercherà in tutti i modi un pertugio per poter colpire il guscio.

Il tutto in tono scherzoso accompagnato dal solito rumore delle risate.

scoccetto pasqua uova sode

 

Quando si gioca in piazza con tante altre persone (come capita a Fanano) funziona che chi vuole partecipare consegna il proprio uovo a chi farà la conta e questo o le tiene con il braccio (se non sono tante) o le posiziona nella stadera, un lungo asse di legno con tanti fori al cui interno si appoggiano le uova.

Una volta posizionati in cerchio ciascuno butta giù un numero e si effettua la conta per vedere chi inizierà a giocare.

Il sorteggiato potrà scegliere se iniziare con l’uovo all’estremità sinistra o quello all’estremità destra della fila. Avviene quindi che molte volte ci si trova a competere con uova che non sono le proprie.

scoccetto fanano sestola

 

Qualunque sia il modo di partecipare, in una sfida uno contro uno o in gruppo con più persone, chi riesce a rompere l’uovo lo vince e se lo mette in tasca.

 

È facile capire perciò quindi come lo Scoccetto, che oggi viene considerato unicamente un gioco, una volta avesse anche un valore economico, poiché dalla vittoria o meno di una sfida poteva dipendere il pranzo del lunedì di Pasqua sulla tavola della propria famiglia e dei giorni a seguire, quando le uova avevano un valore certamente incisivo nell’economia domestica montanara.

Particolare è anche l’atmosfera che si vive nella piazza, dove accanto ai competitori bimbi scoccetto pasquaabituali si vedono girare bambini con il loro cestino di vimini pieno di uova colorate e che si aggirano stupiti e divertiti, sfidandosi tra di loro.

 

 

 

 

 

 

Come decorare le uova

Un ruolo molto importante nello Scoccetto infatti, e che contribuisce ad aumentarne il fascino, è la preparazione delle uova, fase che serve anche a coinvolgere i bambini e avvicinarli in  questo modo alle tradizioni.

Consigliamo ovviamente, per evitare sprechi alimentari, di utilizzare coloranti naturali, in grado comunque di rendere le uova coloratissime.

Uova rosse pasqua

Potete utilizzare infatti mettere le vostre uova in una casseruola e portare a ebollizione con diversi ingredienti a seconda del colore che desiderate ottenere.

Immergete nell’acqua bucce di cipolla se volete vedere le vostra uova rosse, barbabietola se le preferite blu, fondi di caffè se desiderate ottenere un colore marroncino o spinaci per avere uova verdi.

scoccetto pasqua

 

Se invece volete ottenere delle uova come nella foto qui sotto seguiteci sulla nostra pagina Facebook e prima di Pasqua vi diremo come fare!

uova scoccetto

Una volta preparate le vostre uova, non vi resta che giocare!

Gli appuntamenti che vi segnaliamo sono per Lunedì 17 Aprile in Piazza della Vittoria a Sestola o in Piazza Corsini a Fanano.

 

Ecco qui sotto invece il video che abbiamo girato lo scorso anno.

Quel raggio di sole di Magrignana

chiesa magrignana

Nel nostro Appennino si trovano borghi ricchi di storie fantastiche, tradizioni e usanze che è doveroso mantenere vive e raccontare affinché non vadano perdute.

Oggi vi parliamo del piccolo borgo di Magrignana, frazione di Montecreto circondata dai castagneti e che nel giorno di San Geminiano (protettore non solo di Modena ma anche del borgo) vede svolgersi una festa affascinante e dal sapore ancestrale.

Nei giorni che precedono san Geminiano (31 Gennaio) infatti, accade che finalmente il sole, dopo un paio di mesi di assenza, torni a scavalcare  la montagna e a toccare coi propri raggi il campanile della chiesa di Magrignana, segnando in questo modo la fine del periodo all’oscuro.

magrignana campanile
Il raggio di sole sul campanile

Da quel momento in avanti i raggi solari arriveranno in maniera sempre più diretta, fino a baciare completamente il paese e a renderlo in primavera o in estate uno splendido luogo in cui fare una passeggiata.

La festa che si è svolta la domenica precedente san Geminiano (quindi il 29 gennaio) ha visto Magrignana affollarsi per un giorno, richiamando soprattutto abitanti di Montecreto ma anche sestolesi e turisti.

E’ stata un’occasione anche per vedere la chiesa parrocchiale del 1669, in cui si è celebrata la messa, al cui interno si trovano una croce astile del ‘500, un soffitto ligneo del ‘700 e tante altre ricchezze tutte da ammirare.

Dopo aver osservato il sole toccare la punta del campanile infatti è stato possibile fermarsi per il pranzo organizzato dall’associazione dei Volontari per Magrignana, che con il ricavato del pranzo riescono a sostenere le spese per la cura e gestione della chiesa e del museo del Caprile.

museo del caprile magrignana

Un pranzo speciale, a base di prodotti e alimenti tipici del nostro Appennino, tra cui crescentine, tortellini e gnocco fritto.

Non potevano mancare anche i prodotti a base di farina di castagne quali le frittelline o i ciacci.

ciaccio di castagne

Magrignana infatti è famosa da sempre per i castagneti che la circondano e per essere non solo luogo di raccolta, ma anche di essicazione e lavorazione delle castagne secondo i metodi tradizionali.

Ancora oggi è possibile trovare un piccolo metato che effettua tutte queste fasi fino a ricavarne l’ottima farina.

 

 

Noi stessi abbiamo portato più volte le castagne dei nostri alberi secolari, rimanendo ogni volta incantati dalla lavorazione di quella che veniva definita una volta “il pane dei poveri”, quando la castagna era l’unico prodotto disponibile in montagna ed era quindi alla base dell’alimentazione.

 

 

Magrignana è anche un borgo dall’importante valore storico.
Il nome sembra che abbia le sue origini dalla famiglia del Macri o dal nome dell’imperatore Macrinus.

Il primo insediamento sembra risalire addirittura al II secolo d.C. anche se era posizionato più in alto sulla montagna e solo qualche secolo più avanti, in seguito a una slavina, il borgo fu ricostruito in quella che è la posizione odierna.
Camminando lungo le vie di Magrignana ci si imbatte in antiche case di sasso, percorrendo sentieri che sono ancora ben conservati e che parlano di storia.
La storia di un borgo quasi completamente spopolato ma in grado di riunire tante persone e rivivere come un tempo, grazie agli abitanti volontari e alla voglia di non perdere la storia e le tradizioni.